TY  -  JOUR
AU  -  Razzolini, Renato
AU  -  Dal Lin, Carlo
T1  -  Gender differences in heart failure
PY  -  2015
Y1  -  2015-07-01
DO  -  10.1723/2012.21914
JO  -  The Italian Journal of Gender-Specific Medicine
JA  -  Ital J Gender-Specific Med
VL  -  1
IS  -  1
SP  -  15
EP  -  20
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2612-3487
Y2  -  2026/05/14
UR  -  http://dx.doi.org/10.1723/2012.21914
N2  -  Lo scompenso cardiaco è un problema crescente nel mondo occidentale. Dopo i 40 anni di età la prevalenza di scompenso è maggiore negli uomini che nelle donne, ma il rapporto si inverte dopo gli 80 anni, e così la prevalenza di scompenso negli anziani è maggiore tra le donne. L’eziologia prevalente nel genere femminile è l’ipertensione arteriosa, benché anche la cardiopatia ischemica giochi un ruolo significativo. Il fondamento genetico delle peculiarità genere-specifiche sta ovviamente nella configurazione XY dell’uomo e XX della donna. Il cromosoma Y contiene, infatti, molti geni che codificano i più comuni fattori di rischio. Una differenza fisiopatologica fondamentale nello scompenso della donna è che avviene più frequentemente con normale frazione di eiezione, realizzando quindi lo scompenso cardiaco con frazione di eiezione preservata (HFpEF), indicato spesso anche come “scompenso diastolico”. Questo probabilmente perché l’ipertrofia può instaurarsi anche senza stiramento del sarcomero, e quindi senza rimodellamento ventricolare con aumento del volume telediastolico. I sintomi in generale sono più accentuati nelle donne che nell’uomo a parità di disfunzione. In particolare, nella cardiopatia ischemica acuta spesso si verifica scompenso acuto, con aggravamento della prognosi. Il trattamento in generale deve seguire le linee-guida, però va detto che queste sono basate su studi randomizzati in cui la rappresentanza femminile era squilibrata. Si dice che gli ACE-inibitori siano meno efficaci nella donna, probabilmente per la relativa prevalenza di HFpEF, mentre i betabloccanti lo sono di più. La terapia di resincronizzazione è molto efficace nelle donne, mentre i defibrillatori cardiaci impiantabili (ICD) lo sono meno, probabilmente perché la morte improvvisa non è un esito frequente nello scompenso delle donne anziane.
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