TY  -  JOUR
AU  -  Ventura-Clapier, Renée
AU  -  Moulin, Maryline
AU  -  Piquereau, Jérôme
AU  -  Zurlo, Giada
AU  -  Garnier, Anne
T1  -  Sex differences in anthracycline cardiotoxicity
PY  -  2016
Y1  -  2016-04-01
DO  -  10.1723/2446.25642
JO  -  The Italian Journal of Gender-Specific Medicine
JA  -  Ital J Gender-Specific Med
VL  -  2
IS  -  2
SP  -  47
EP  -  54
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2612-3487
Y2  -  2026/04/25
UR  -  http://dx.doi.org/10.1723/2446.25642
N2  -  Le antracicline costituiscono tuttora uno dei trattamenti chemioterapici più efficaci, sebbene il loro utilizzo sia limitato dal significativo rischio di cardiotossicità a esse associato. Tale cardiotossicità si distingue in una forma acuta che può presentarsi durante il trattamento, e in una forma cronica che può manifestarsi anche anni dopo la fine della terapia antitumorale. La cardiotossicità cronica prevede una cardiomiopatia e l’insufficienza cardiaca congestizia, e può svilupparsi nel 5-10% dei pazienti. È noto che lo sviluppo degli effetti indesiderati della doxorubicina è legato alla dose cumulativa totale, all’eventuale trattamento combinato e all’età del paziente, e sembra implicare una disfunzione mitocondriale. Tuttavia, il meccanismo molecolare dell’attività antitumorale e degli effetti cardiotossici di questa antraciclina non è stato ancora completamente chiarito. Inoltre, nonostante l’evidente discrepanza nell’incidenza delle malattie cardiovascolari tra individui di sesso diverso, la differenza della cardiotossicità indotta dalla doxorubicina tra maschi e femmine è a tutt’oggi poco conosciuta. Gli individui di sesso femminile vivono più a lungo della controparte maschile in molte specie tra cui l’uomo, e sono meno soggetti alle malattie cardiovascolari, almeno fino al raggiungimento della menopausa. In aggiunta, numerose caratteristiche mitocondriali sono soggette al dimorfismo sessuale. In questo articolo presentiamo un riassunto di quanto noto sulle differenze sessuali nella cardiotossicità indotta dalle antracicline, nella specie umana e in alcuni modelli animali. Riteniamo che lo sviluppo di una medicina di genere e la cooperazione tra le figure dell’oncologo e del cardiologo siano necessarie per migliorare la nostra conoscenza della cardiotossicità associata al trattamento antitumorale.
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