TY  -  JOUR
AU  -  Caselli, Graziella
T1  -  The gender gap in survival: a new perspective
PY  -  2016
Y1  -  2016-04-01
DO  -  10.1723/2446.25650
JO  -  The Italian Journal of Gender-Specific Medicine
JA  -  Ital J Gender-Specific Med
VL  -  2
IS  -  2
SP  -  75
EP  -  82
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2612-3487
Y2  -  2026/04/25
UR  -  http://dx.doi.org/10.1723/2446.25650
N2  -  Introduzione. In Italia, nel primo novecento la mortalità era alta per uomini e donne in tutte le età della vita e, specularmente, i livelli di sopravvivenza erano bassi per entrambi i generi. La speranza di vita alla nascita nel 1900 era rispettivamente di 41.8 anni per le donne e di 41.6 anni per gli uomini. Le donne vivevano, dunque, mediamente solo 0.2 anni più degli uomini. L’inizio del novecento segnò anche l’avvio dell’aumento della sopravvivenza media per entrambi i generi, ma alla vigilia della seconda guerra mondiale le donne avevano un’attesa di vita di 3 anni più elevata di quella dei coetanei. Negli anni successivi le distanze tra i generi continuarono a favorire le donne. La forbice si allargò fino a raggiungere il massimo della distanza di circa 7 anni nel 1979. Inaspettatamente, da quel momento in poi il trend iniziò un cammino contrario, e in poco più di 30 anni le differenze di sopravvivenza scesero sotto i 5 anni, permettendo agli uomini di recuperare ben 2 anni sulle donne. Obiettivo e risultati. L’obiettivo di questo lavoro è di dimostrare come questa particolare evoluzione sia legata ai diversi modelli di mortalità degli uomini e delle donne in età adulta e anziana in ragione delle diverse storie di vita vissute dai due generi. In particolare, i risultati più interessanti consentono di vedere che, facendo riferimento all’evoluzione della mortalità per età e per causa, la distanza massima del 1979 è determinata in gran parte dall’aumento della mortalità per tumori per gli uomini delle generazioni coinvolte nei due conflitti mondiali. Per lunghi anni l’aumento delle differenze di genere è stato il risultato di modelli di mortalità che hanno penalizzato gli uomini a seguito dell’adozione di stili di vita nocivi alla salute, come il fumo di sigarette. La successiva riduzione delle differenze è dovuta in gran parte ai nuovi comportamenti maschili delle generazioni nate dopo gli anni ’30, per le quali i rischi di morte per tumori e per malattie del sistema circolatorio nelle età adulte sono diminuiti più rapidamente di quelli femminili. Conclusioni. In conclusione, in Italia, contrariamente a quello che si nota in altri paesi, la riduzione delle differenze di sopravvivenza tra donne e uomini non è determinata da un peggioramento della sopravvivenza femminile a seguito dell’adozione di comportamenti e stili di vita sempre più simili a quelli maschili, ma è, piuttosto, determinata dal fatto che gli uomini delle generazioni più recenti hanno capito che devono imitare i comportamenti femminili se vogliono vivere più a lungo.
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