TY  -  JOUR
AU  -  Signani, Fulvia
T1  -  “Gendered” research: 
methodological aspects of a challenge
PY  -  2016
Y1  -  2016-10-01
DO  -  10.1723/2696.27572
JO  -  The Italian Journal of Gender-Specific Medicine
JA  -  Ital J Gender-Specific Med
VL  -  2
IS  -  4
SP  -  161
EP  -  168
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2612-3487
Y2  -  2026/05/01
UR  -  http://dx.doi.org/10.1723/2696.27572
N2  -  La medicina “di genere” o genere-specifica non rappresenta solo una “nuova clinica”, ma l’applicazione di un paradigma trasformativo che combina ricerca biomedica e psico-sociale. Il genere viene descritto nelle due accezioni: dell’identità psicologica, diversa in maschi, femmine o altra identità; e dello status sociale percepito e attribuito. Per una ricerca “genere connotata”, va posta particolare attenzione al gender bias, errori legati al genere, rischio presente in ogni misurazione. La ricerca biomedica sta ri-considerando diversi aspetti: campioni di ricerca; metodo di analisi; la persona malata intesa in modo innovativo nell’assetto delle relazioni sociali in cui è coinvolta; l’attenzione agli stimoli provenienti da una società in continua evoluzione. I metodi di ricerca delle scienze umane sono in buona parte basati sul self-reporting, capacità che può essere grandemente compromessa da diversi aspetti legati al genere. Ci si sofferma quindi su due esempi. Il primo prende in considerazione il ruolo di caregiver, tipico delle donne, che a causa di questo stesso ruolo, spesso diventano a loro volta pazienti. Il caregiver burden, il peso psicologico, viene valutato con alcuni strumenti che, però, non stanno contribuendo a farlo assurgere a problema politico-sociale legato alla struttura della società, quale è. Per ottenere un diverso livello di attenzione, necessiteranno altri strumenti e prospettive di ricerca. Il secondo esempio riguarda la depressione. Ci si chiede se ha fondamento scientifico l’affermazione “la depressione è donna” e vengono messi in discussione gli strumenti di rilevazione. Dai dati sappiamo che le donne sono più propense a manifestare e raccontare sintomi di stato d’animo depresso e accedono maggiormente ai servizi per chiedere aiuto. Per gli uomini, invece, le norme sociali convenzionali portano a nascondere il proprio disagio interiore adottando l’atteggiamento “aspetta-e-stai-a-vedere”. L’approccio neutro, ancora molto presente nei disegni di ricerca, porta a innumerevoli gender bias di struttura e di risultato. Per una ricerca “genere connotata” c’è ancora molto da esplorare.
ER  -   
